Un uccello di terra, corpo tozzo e zampe robuste, sbuca da un ciuffo d'erba davanti alla fototrappola e sparisce nel giro di due fotogrammi. In Italia le probabilità che sia un galliforme sono alte: è l'ordine che raccoglie il fagiano dei campi coltivati, la piccola quaglia migratrice, le pernici delle colline e dei pascoli, e i grandi galli delle Alpi. Dieci specie che condividono la stessa silhouette terricola e che, sullo stesso scatto, si somigliano più di quanto la memoria suggerisca.
La buona notizia è che quasi mai serve indovinare alla cieca. Prima ancora del piumaggio, a restringere il campo è la geografia: dove è piazzata la fototrappola, e a che quota. Un galliforme fotografato ai margini di un seminativo in pianura non può essere lo stesso ripreso al limite del bosco a 2.000 metri, e un tetraonide sopra i pascoli alpini non scende a cercare stoppie in Val Padana. Metà del riconoscimento la fa il posto.
Questa è una chiave di lettura per i galliformi italiani pensata per chi li incontra sul campo — cacciatori, birdwatcher, naturalisti — e in particolare per come si presentano a una fototrappola a livello del suolo. Taglia, piumaggio del maschio e della femmina, ambiente, quota e canto: gli indizi che reggono, quelli che ingannano, e quel che il colore di notte non racconta più. E poiché di alcune di queste specie la legge e lo stato di conservazione sono cambiati di recente, conviene tenere insieme il «cos'è» e il «cosa se ne può fare».
Prima domanda: dove sei?
Prima di guardare le penne conviene guardare la mappa. La Legge 157/1992, che classifica le specie cacciabili, di fatto fotografa anche due mondi ecologici distinti. Da una parte i galliformi di pianura e collina — quaglia, starna, pernice rossa, fagiano — cacciabili nelle stagioni «di pianura». Dall'altra un gruppo confinato alla zona faunistica delle Alpi: pernice bianca, fagiano di monte e coturnice, con un calendario venatorio tutto loro — più il francolino di monte, che vive nella stessa fascia ma dal 1997 è escluso dalle specie cacciabili. È la stessa separazione che serve per il riconoscimento: la quota di scatto restringe il campo prima ancora della prima penna.
Le fasce si leggono così, mettendo insieme le quote riferite dalle schede di parco e dai piani di monitoraggio:
| Specie | Ambiente tipico | Quota indicativa |
|---|---|---|
| Quaglia | Seminativi, prati, cereali di pianura e collina | pianura–collina |
| Fagiano comune | Margini bosco/coltivo, siepi | dal mare a 1.500–1.700 m |
| Pernice rossa | Colline e media montagna aride, Appennino sett. | collina–media montagna |
| Starna | Coltivi, incolti, pascoli | pianura e montagna aperta |
| Coturnice | Pendii assolati erbosi e rocciosi, sopra il bosco | ~900–2.700 m |
| Francolino di monte | Bosco misto con fitto sottobosco | ~700–2.000 m |
| Fagiano di monte | Limite del bosco, arbusti, pascoli | ~1.600–2.300 m |
| Gallo cedrone | Bosco maturo di conifere | ~1.000–1.800 m |
| Pernice bianca | Praterie, pietraie e creste sopra il bosco | ~2.000–3.000 m |
Nessuna riga è una frontiera netta — gli areali si toccano e le quote sfumano — ma l'ordine di grandezza è affidabile. Un galliforme a 2.500 metri, sopra ogni albero, è quasi certamente una pernice bianca o una coturnice; uno in un seminativo di pianura non sarà mai un gallo cedrone.
Metà del riconoscimento di un galliforme la fa il posto: prima delle penne, conviene guardare a che quota è piazzata la fototrappola.
I fasianidi di pianura e collina
Sono le specie che una fototrappola ai margini di un campo, di una siepe o di un incolto ha più probabilità di incrociare.
Il fagiano comune (Phasianus colchicus) è il più riconoscibile del gruppo, almeno da maschio. Capo e collo verde scuro con riflessi metallici, un collare bianco, corpo bruno-rossiccio picchiettato e una lunghissima coda appuntita e barrata che nessun altro galliforme italiano possiede; sul volto porta i bargigli e una «mascherina» rossa carnosa che si gonfia in periodo riproduttivo. La femmina è tutta un'altra faccenda: colorazione uniforme bruno-rossastra chiara e coda più corta, mimetica. Lungo 32–34 cm nel corpo (coda esclusa), con apertura alare di 47–50 cm e un peso di 1,1–1,5 kg, si muove a terra con andatura lenta e, quando è messo in fuga, esplode in un involo verticale e rumoroso. Il verso del maschio è inconfondibile e udibile da lontano, «chìoorr … corc». Attenzione a un equivoco d'origine: non è un uccello «nostrano» nel senso stretto — è una specie centro-asiatica introdotta in epoca romana e da decenni immessa in massa a scopo venatorio, tanto che la sua distribuzione dipende dai ripopolamenti.
La starna (Perdix perdix) è una pernice grigio-brunastra, tarchiata, dei coltivi e dei pascoli, un tempo diffusa in tutta la campagna italiana. Oggi la si incontra soprattutto sull'Appennino settentrionale, più rara e localizzata sulle Alpi e sull'Appennino centrale. Qui però il riconoscimento «per specie» nasconde un problema di identità genetica: la sottospecie autoctona italiana (Perdix perdix italica) è considerata praticamente estinta in natura, sostituita da starne di allevamento di ceppo alloctono immesse per la caccia. Non è un dettaglio da naturalisti: quello che si fotografa in un campo, oggi, quasi mai è la starna «italica» dei manuali storici.
La pernice rossa (Alectoris rufa) appartiene invece al genere Alectoris, quello delle pernici «colorate» con fianchi barrati e faccia disegnata. In Italia nidifica in modo naturale solo sull'Appennino settentrionale e sulle isole dell'arcipelago Toscano, in ambienti collinari e di media montagna aridi. La popolazione selvatica è piccola — stimata attorno a 1.500–2.000 coppie — e tenuta in piedi dai ripopolamenti, con lo stesso guaio della starna: l'inquinamento genetico. Persino la popolazione dell'Isola d'Elba, un tempo ritenuta pura, oggi mostra forti contaminazioni da ibridazione con la coturnice orientale Alectoris chukar immessa a scopo venatorio.
La quaglia (Coturnix coturnix) è la più piccola e la più diversa. Lunga appena 16–18 cm, con apertura alare di 32–35 cm, ha forma tondeggiante, coda cortissima e ali lunghe: la sagoma di un uccello fatto per i lunghi voli. Ed è infatti l'unica del gruppo a essere una migratrice a lungo raggio, che passa l'estate a nidificare nei campi di cereali e a settembre riparte per l'Africa. Il piumaggio è screziato e mimetico, dal bruno al giallastro al ruggine; a terra è molto più facile sentirla che vederla. Anche la quaglia, come la starna e la pernice rossa, porta la ferita dell'ibridazione: la minaccia più grave per la popolazione italiana è l'inquinamento genetico dovuto al rilascio di quaglie giapponesi (Coturnix japonica) e loro ibridi, allevate e liberate per la caccia.
Fagiano, starna, pernice rossa e quaglia raccontano tutte, a modo loro, la stessa storia: quello che si fotografa nei campi è spesso un animale ridisegnato dai ripopolamenti.
La coturnice: la pernice che vive in montagna

La coturnice (Alectoris graeca) merita un capitolo a sé perché è la pernice che sconfina in quota e perché è facile confonderla con la sua cugina introdotta. È una Alectoris come la pernice rossa, ma nativa dei rilievi italiani: Alpi, Appennino centrale e — con popolazioni sempre più frammentate — Appennino meridionale, oltre alla Sicilia con la sottospecie ben distinta A. g. whitakeri. Lunga circa 35 cm con apertura alare di 50–55 cm, ha dorso e ventre grigi, ali bruno-rossicce striate di nero, e soprattutto un carattere che la stacca a colpo d'occhio: un netto «anello» nero sul collo, che risale sul capo passando sopra gli occhi fino a congiungersi al becco. Vive sui pendii assolati, punteggiati di cespugli e rocce affioranti, sopra il limite degli alberi, in brigate d'inverno e in coppie isolate d'estate.
Distinguerla dalla pernice rossa è, sul campo, soprattutto una questione di dove ci si trova: la coturnice è la pernice dei pascoli d'altura e delle praterie di montagna, la pernice rossa quella delle colline aride più basse, e i loro ambienti in genere non coincidono. È una separazione che conta anche per la tutela, perché la coturnice nativa (A. graeca) e la pernice rossa introdotta (A. rufa) sono specie diverse, e proprio l'immissione di rufa e chukar per la caccia è tra i fattori che minacciano geneticamente la coturnice.
Il quadro numerico spiega perché se ne parli tanto. La popolazione italiana è stimata attorno a 8.000–12.000 coppie, su una europea di 25.000–37.000: l'Italia ospita una quota enorme della specie — circa il 26% della popolazione mondiale secondo la Lista Rossa 2021. Ed è una popolazione in declino da oltre mezzo secolo, con densità bassissime: nell'area alpina di norma sotto i 3 maschi ogni 100 ettari, circa 1,85 sui Monti Sibillini, fino a punte migliori come 4,4 sulla Maiella. Sull'Appennino il calo è documentato in modo netto — in Abruzzo una diminuzione dei contatti del 63% in 16 anni, e la scomparsa da interi gruppi montuosi delle Marche e dell'Umbria negli ultimi decenni — mentre nel Lazio la specie risulta ormai confinata all'Appennino e al Subappennino, in popolazioni frammentate e in calo. La causa di fondo è quasi sempre la stessa: l'abbandono di pascoli e coltivi in quota, che richiude gli spazi aperti di cui la coturnice ha bisogno.
I tetraonidi: i galli delle Alpi
Sopra e dentro il bosco alpino vive un gruppo a parte: i tetraonidi, o galli alpini. Sono quattro in Italia — francolino di monte, fagiano di monte, gallo cedrone e pernice bianca — e vengono definiti «relitti glaciali»: discendenti di una fauna fredda che, finita l'ultima glaciazione, è rimasta isolata sulle vette man mano che il clima si scaldava. L'ordine dei galliformi risale a 40–25 milioni di anni fa, la famiglia dei tetraonidi a circa 5 milioni. Rispetto a fagiani e quaglie, i tetraonidi sono attrezzati per il freddo: tarsi e dita coperti di piume, «pettini» cornei sulle dita per non sprofondare nella neve, narici protette, e la capacità di scavare buchi nella neve — le «trune» — dove la temperatura può stare fino a 20 °C più alta che all'esterno. Tre dei quattro (fagiano di monte, gallo cedrone e pernice bianca) hanno un dimorfismo sessuale spiccato, con maschi vistosi e femmine brune; il francolino fa eccezione.
Fagiano di monte (gallo forcello)
È il tetraonide che più spesso finisce in un fotogramma d'alta quota, perché frequenta la fascia aperta al limite del bosco, tra circa 1.600 e 2.300 metri, tra radure, arbusti contorti e boschi radi di larice. Il maschio del fagiano di monte (Lyrurus tetrix), o gallo forcello, è inconfondibile: piumaggio nero con riflessi blu metallici, ali bordate di bianco, sopracciglio a caruncola rossa e, soprattutto, la coda a lira, profondamente forcuta, da cui deriva il nome scientifico Lyrurus. La femmina, più piccola, è bruno-mimetica e passa quasi inosservata. In primavera i maschi si radunano all'alba nelle arene di corteggiamento, i lek — spiazzi usati per generazioni — dove aprono le ali, gonfiano il piumaggio, esibiscono coda e caruncole e si sfidano tra gorgoglii e sibili, mentre le femmine scelgono. È lo spettacolo con cui la specie «si mostra», ed è anche il momento in cui una fototrappola su un'arena nota rende di più.
Qui però il riconoscimento incontra il capitolo status, ed è il caso più istruttivo di tutta questa storia. Fino a pochi anni fa il fagiano di monte era classificato «Minor preoccupazione» a livello nazionale: la scheda IUCN Italia del 2012 lo dava ancora LC. La Lista Rossa 2021 lo ha invece riclassificato In Pericolo (EN), con il criterio A4b — uno dei peggioramenti più gravi segnalati nel rapporto. La popolazione, un tempo stimata in 8.000–10.000 coppie, è in calo su gran parte dell'arco alpino. Una foto scattata oggi non «vale» diversamente da una di dieci anni fa, ma la specie che ritrae sì: chi scrive di conservazione deve citare l'EN del 2021, non l'LC del 2012.
Perché stia peggio lo mostra bene un dato di terreno. Nel Parco Nazionale Gran Paradiso, con il metodo del Distance Sampling lungo transetti fissi, i ricercatori hanno misurato tra il 2012 e il 2019 l'effetto delle piste da sci: dove prima si contavano circa 24 maschi per chilometro quadrato, vicino agli impianti il numero è sceso a 13–14, e i galli si rifugiano sempre più lontano dalle aree disturbate. La ragione è fisiologica: d'inverno il gallo forcello vive nel suo igloo di neve per risparmiare energia, e ogni fuga improvvisa provocata da uno sciatore gli costa riserve preziose. Nella Valle di Rhêmes, l'espansione delle piste è costata oltre 3 ettari di bosco, habitat cruciale per la specie.
Il fagiano di monte è il caso di scuola: la scheda del 2012 lo dava «Minor preoccupazione», la Lista Rossa 2021 lo mette «In Pericolo». La foto è la stessa; la specie che ritrae, no.
Gallo cedrone

Il gallo cedrone (Tetrao urogallus) è il più grande galliforme europeo e non lo si confonde con nessuno: il maschio può avvicinarsi al metro di lunghezza per 5 kg di peso. Ha corpo grigio-ardesia, collo con riflessi iridescenti blu-verdi, un vistoso anello di pelle rossa intorno all'occhio e una coda ampia che apre a ventaglio durante il corteggiamento; la femmina è nettamente più piccola e bruno-grigia. Vive nei boschi maturi di conifere, umidi e freschi, tra circa 1.000 e 1.800 metri, ed è considerato una specie ombrello: la sua presenza segnala una foresta ricca e ben conservata, la sua scomparsa un ecosistema che si impoverisce. Come il forcello, corteggia in arene di canto.
In Italia nidifica sulle Alpi centrali e orientali, con una popolazione dell'ordine di 2.000–3.500 coppie, in contrazione al punto da essersi estinto localmente su alcune Alpi occidentali. La Lista Rossa 2021 lo conferma Vulnerabile (VU), come già nel 2012. Sul piano pratico è la specie con la posizione legale più chiara del gruppo: il prelievo venatorio del gallo cedrone è vietato dal 1992 — non compare tra le specie cacciabili delle Alpi, a differenza del fagiano di monte e della pernice bianca. Trattandosi di un animale elusivo e difficile da contare, la ricerca punta sul non invasivo: nel progetto genetico CEDROGEN in Val di Sole, l'analisi di penne ed escrementi ha stimato nel 2013 la presenza di 152 maschi (intervallo 125–187), con buona variabilità genetica e una popolazione in equilibrio.
Francolino di monte
Il francolino di monte (Tetrastes bonasia) è il più piccolo dei tetraonidi alpini — circa 35 cm per 300–400 g — ed è anche il più difficile da vedere e da fotografare. A differenza degli altri galli, ha uno scarso dimorfismo sessuale: maschio e femmina sono entrambi bruno-mimetici, il che toglie la scorciatoia del maschio vistoso. È una specie forestale, legata ai boschi misti di conifere e latifoglie con fitto sottobosco, tra circa 700 e 2.000 metri, dove passa molto tempo anche sugli alberi; è elusiva, dotata di udito finissimo, e sfugge al disturbo. Nel Parco di Paneveggio i ricercatori hanno rilevato che evita le aree ad alta densità di ungulati e si tiene lontano dalle strade — un segnale concreto di quanto la infastidisca la presenza umana.
Il francolino è anche il caso più interessante per capire come lo status dipenda dalla scala a cui lo si guarda. Nell'atlante della Provincia di Trento la specie compare con tre etichette diverse contemporaneamente: Minor preoccupazione (LC) a livello globale, Carente di dati (DD) a livello italiano, Vulnerabile (VU) a livello regionale. E il dato italiano è a sua volta cambiato: la Lista Rossa 2021 lo ha spostato da LC (2012) a DD, cioè a «dati insufficienti per dire come sta» — che per una specie così elusiva è un'ammissione onesta più che un declassamento. In Italia occupa i settori centro-orientali delle Alpi, dalla provincia di Vercelli a quella di Udine, e ha subìto riduzioni un po' ovunque sull'arco alpino.

Pernice bianca
La pernice bianca (Lagopus muta) è il galliforme delle quote più estreme e quello con il travestimento più spettacolare. Vive sopra il limite del bosco, di norma tra 2.000 e 3.000 metri, con densità massime intorno ai 2.400 m sui versanti freschi esposti a nord. È un altro relitto glaciale: sull'arco alpino è presente con la sottospecie isolata Lagopus muta helvetica, rimasta qui dopo le glaciazioni. Il carattere più diagnostico si legge già nel nome: lagopus significa «piede di lepre», perché tarsi e dita sono interamente ricoperti di piume, fino alle unghie, per camminare sulla neve. Il piumaggio cambia con le stagioni in una muta quasi continua: bruno-grigio picchiettato d'estate per confondersi con le pietraie, grigio in autunno, candido come la neve in inverno in entrambi i sessi; il becco stesso passa dal marrone estivo al nero invernale. Nel maschio resta però una fascia nera tra occhio e becco anche in abito bianco, un piccolo appiglio quando tutto il resto è neve. Misura 30–40 cm per 400–500 g, con apertura alare di 54–60 cm.
È una specie diurna, quasi esclusivamente vegetariana, che passa gran parte del tempo a terra. Depone poche uova — di norma da 5 a 8 — in una semplice depressione del terreno, con una cova di circa 22 giorni. Sul piano dello status la Lista Rossa 2021 la conferma Vulnerabile (VU) a livello nazionale, ma anche qui la scala conta: in Trentino è classificata In Pericolo (EN) a livello regionale, pur restando LC su scala globale. La popolazione italiana viene stimata attorno a 5.000 coppie secondo LIPU, o 7.000–10.000 secondo il Parco dello Stelvio: due cifre diverse che dicono comunque una popolazione piccola e sotto pressione. E la pressione principale è il clima. Uno studio su 17 anni di censimenti nelle Alpi occidentali ha mostrato che il ritardo delle nevicate autunnali crea uno sfasamento con la muta verso l'abito bianco: la pernice diventa candida su un terreno ancora scuro, e diventa un bersaglio per i predatori. Le proiezioni climatiche fino al 2050 indicano una popolazione in calo; e aggiungendo la mortalità per collisione con i cavi degli impianti di risalita, nella maggior parte degli scenari la popolazione simulata si estingue. In Friuli-Venezia Giulia, intanto, si è già registrato un calo del 40% in meno di dieci anni.
La pernice bianca vive di mimetismo stagionale: se la muta al bianco anticipa la neve, l'animale diventa un bersaglio invece che un fantasma.
Maschio o femmina? Il dimorfismo che confonde
Uno degli errori più comuni davanti a un galliforme non è sbagliare specie, ma sbagliare sesso — e finire per contare due specie dove ce n'è una. Nei tetraonidi con forte dimorfismo il maschio è un cartellone e la femmina un mimetismo: la femmina del gallo forcello e quella del gallo cedrone sono entrambe brune, barrate, criptiche, e su un singolo scatto si somigliano parecchio tra loro e con una grossa pernice. Il fagiano comune ha lo stesso trucco, con la femmina bruno-chiara che non ha nulla della vistosità del maschio.
La regola pratica: quando c'è un maschio in livrea, il riconoscimento è facile e va fatto su di lui; quando c'è solo una femmina bruna, conviene ripiegare sugli indizi «neutri» — taglia, ambiente e quota — invece di forzare il colore.
| Specie | Maschio | Femmina |
|---|---|---|
| Fagiano comune | Testa verde metallico, collare bianco, coda lunga barrata | Bruno-rossastra chiara, coda più corta |
| Fagiano di monte | Nero con riflessi blu, ali bordate di bianco, coda a lira, caruncole rosse | Bruno-mimetica, più piccola |
| Gallo cedrone | Grigio-ardesia, collo iridescente, anello rosso all'occhio, coda a ventaglio | Nettamente più piccola, bruno-grigia |
| Pernice bianca | Come la femmina, ma con fascia nera occhio–becco; bianca d'inverno | Bruna picchiettata d'estate, bianca d'inverno |
| Francolino di monte | Bruno-mimetico (dimorfismo scarso) | Bruno-mimetica, quasi identica al maschio |
Quello che la fototrappola vede (e quel che non vede)
Nessuna delle fonti istituzionali italiane su queste specie parla di fototrappole: i galliformi si censiscono al canto, con i transetti e con i cani da ferma, non con la fototrappola. Il che lascia a chi legge un fotogramma il compito di tradurre da sé i caratteri da manuale in qualcosa di leggibile a livello del suolo. Vale la pena essere onesti su cosa regge e cosa no.
Su un buon fotogramma diurno, molti caratteri passano: la taglia (un gallo cedrone riempie l'inquadratura, una quaglia è un batuffolo), la silhouette (la coda lunga e appuntita del fagiano, la coda a lira del forcello, la forma tonda e la coda cortissima della quaglia), le zampe piumate dei tetraonidi contro le zampe nude dei fasianidi, e — in stagione — la neve addosso o intorno che colloca l'animale in quota. Di notte, invece, l'illuminatore a infrarossi restituisce un'immagine in bianco e nero, e proprio gli indizi migliori sono di colore: il collare nero della coturnice si legge ancora perché è un contrasto, ma i riflessi metallici del fagiano e del forcello, l'anello rosso del cedrone e la fascia nera della pernice bianca virano tutti verso lo stesso grigio. In monocromia conviene fidarsi della forma — taglia, coda, sagoma delle zampe — più che della livrea.
C'è poi il problema del volume: i galliformi terricoli innescano spesso la fototrappola, e a valle restano migliaia di scatti da spulciare, molti con la sola femmina bruna o con l'animale mezzo nascosto nell'erba.

Status e legge: cosa è cambiato
Per chi caccia o gestisce un territorio, il riconoscimento non finisce con il nome: cambia ciò che si può e non si può fare. Il punto di partenza è la Legge 157/1992, che all'art. 18 elenca le specie cacciabili e i periodi. Quaglia, starna, pernice rossa (e la pernice sarda) rientrano tra le cacciabili «di pianura», dalla terza domenica di settembre; il fagiano comune ha una finestra propria fino al 31 gennaio; pernice bianca, fagiano di monte e coturnice sono cacciabili solo dal 1º ottobre al 30 novembre e solo nella zona faunistica delle Alpi. Il francolino di monte, benché elencato nella stessa fascia alpina, ne è stato escluso dal D.P.C.M. 21 marzo 1997 e oggi non è più cacciabile. Il gallo cedrone, invece, non è nell'elenco: il suo prelievo è vietato dal 1992.
Su questo sfondo legale, la novità vera è lo stato di conservazione, ed è qui che si annida la trappola più comune: citare categorie ormai vecchie. Le singole schede IUCN Italia consultabili online sono datate 2012; il quadro aggiornato è la Lista Rossa degli Uccelli Nidificanti 2021, che per diverse specie assegna categorie diverse. Il confronto, specie per specie, è questo:
| Specie | Lista Rossa 2012 | Lista Rossa 2021 | Globale |
|---|---|---|---|
| Fagiano di monte | LC | EN (In Pericolo) | LC |
| Starna | LC | NT (Quasi Minacciata) | LC |
| Starna sottospecie italica | NE | RE (Estinta nella Regione) | LC |
| Francolino di monte | LC | DD (Carente di dati) | LC |
| Coturnice siciliana | EN | VU | NT |
| Coturnice (Alpi/Appennino) | VU | VU | NT |
| Pernice bianca | VU | VU | LC |
| Gallo cedrone | VU | VU | LC |
| Quaglia | DD | DD | LC |
| Pernice rossa | DD | DD | LC |
| Fagiano comune | NA | NA (introdotta) | LC |
Tre cambiamenti meritano una riga. Il fagiano di monte che scivola da LC a EN è, come detto, uno dei peggioramenti più marcati del rapporto. La starna passa a «Quasi Minacciata», e la sua sottospecie italica viene ufficialmente data per estinta nella regione — la stessa specie che un progetto europeo, LIFE Perdix, sta provando a riportare in natura selezionando geneticamente un ceppo appenninico e liberando in totale 27.000 starne in 18 recinti nella Valle del Mezzano, in provincia di Ferrara. E la coturnice siciliana che migliora da EN a VU è un raro segnale in controtendenza.
Dietro le sigle DD di quaglia e pernice rossa c'è quasi sempre la stessa causa: non tanto la rarità quanto l'inquinamento genetico. Per la starna italica, la ricostruzione storica è impressionante — il primo rilascio documentato risale al 1913 in Lombardia (24 individui dalla Boemia), e da lì oltre 300 episodi di immissione hanno liberato quasi 90.000 starne straniere sulla penisola, oltre 66.000 solo in Piemonte. È il motivo per cui, oggi, «riconoscere la starna» a livello di specie è facile, ma dire che si tratta della starna italica è quasi sempre impossibile senza la genetica. La Lista Rossa 2021 ricorda anche che clima e abbandono dei pascoli pesano soprattutto sulle specie di montagna — pernice bianca e coturnice restano nella categoria Vulnerabile per questo — e che ben 18 specie in cattivo stato di conservazione sono ancora cacciabili in Italia.
La foto dice «starna» in un secondo; dire «starna italica» richiede la genetica — e dal 1913 quasi 90.000 starne straniere hanno riscritto quel patrimonio.
Domande frequenti
Qual è il modo più rapido per restringere il campo su un galliforme italiano?
La quota e l'ambiente. In pianura o collina, tra coltivi e siepi, si tratta di fagiano comune, starna, pernice rossa o quaglia; al limite del bosco e sopra, sulle Alpi, di uno dei quattro tetraonidi o della coturnice. Poi si guarda la taglia: la quaglia è minuscola (16–18 cm), il gallo cedrone enorme (fino a ~1 m).
Come distinguo la coturnice dalla pernice rossa?
Sono due Alectoris simili, ma la coturnice ha un netto collare nero che risale sopra gli occhi ed è la pernice delle quote alte, sui pendii erbosi sopra il bosco; la pernice rossa vive più in basso, sulle colline aride dell'Appennino settentrionale e delle isole toscane. In genere i loro ambienti non coincidono, e la coturnice è quella nativa, la pernice rossa spesso frutto di ripopolamenti.
Perché il fagiano di monte è considerato più minacciato di prima?
Perché la valutazione è cambiata: la scheda IUCN Italia del 2012 lo dava «Minor preoccupazione» (LC), ma la Lista Rossa 2021 lo classifica «In Pericolo» (EN), uno dei peggioramenti più gravi del rapporto. Sul terreno lo si vede nel calo vicino agli impianti sciistici: nel Gran Paradiso da ~24 a 13–14 maschi per km².
Il gallo cedrone si può cacciare?
No. Il prelievo venatorio del gallo cedrone è vietato in Italia dal 1992 e la specie non compare tra le cacciabili della Legge 157/1992. Restano cacciabili, solo nella zona faunistica delle Alpi e in una finestra ristretta, pernice bianca, fagiano di monte e coturnice; il francolino di monte, benché appartenga allo stesso gruppo alpino, è escluso dalle specie cacciabili dal 1997.
Come riconosco una pernice bianca se non è ancora bianca?
Dalle zampe: tarsi e dita sono coperti di piume fino alle unghie, il carattere da cui deriva il nome lagopus, «piede di lepre». In estate è bruno-picchiettata e mimetica sulle pietraie sopra i 2.000 metri; nel maschio resta una fascia nera tra occhio e becco anche fuori dall'abito invernale.
La femmina bruna di un tetraonide come si identifica?
Con difficoltà, ed è meglio non forzare. Le femmine di gallo forcello e gallo cedrone sono entrambe brune e criptiche e si somigliano; su un solo scatto conviene basarsi su taglia, ambiente e quota più che sul piumaggio, e attendere un maschio o un fotogramma migliore per confermare la specie.