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La volpe sulla fototrappola: attività notturna, marcature e come distinguerla da cane e sciacallo

Fotogramma notturno in bianco e nero di una fototrappola a infrarossi: una volpe di profilo su un sentiero del bosco, con gli occhi che brillano di riflesso verde-bianco

Prima o poi la volpe arriva su ogni fototrappola. È il carnivoro più adattabile d'Europa, presente su quasi tutto il territorio nazionale, dalle praterie alpine alla macchia mediterranea fino ai margini delle città: se c'è un sentiero, un margine di bosco, un pollaio o una carogna, prima o poi la volpe ci passa. E ci passa quasi sempre di notte. Il risultato è un fotogramma monocromatico a infrarossi in cui il muso appuntito, le orecchie erette e la coda folta si riconoscono al volo — ma dove la domanda interessante non è «è una volpe?», bensì un'altra: che cosa sta facendo, e sono sicuro che sia una volpe e non un cane o uno sciacallo?

Questo articolo prende la volpe (Vulpes vulpes) come la vede la fototrappola: i suoi ritmi di attività, il modo in cui marca il territorio, la dispensa di cibo che nasconde e poi recupera, la tana con i cuccioli in primavera, e i segni a terra — impronte, andatura, escrementi — che confermano il suo passaggio quando la foto da sola non basta. Con un'avvertenza onesta, che vale per l'intero pezzo: in Italia esiste una sola volpe, la volpe rossa; non c'è la volpe grigia americana. Ma c'è un canide in espansione — lo sciacallo dorato — e ci sono i cani. E su un singolo scatto notturno i tre si confondono più di quanto si pensi.

La volpe che la fototrappola incontra davvero

Conviene partire da un dato che semplifica la vita: in Italia la volpe rossa è l'unica specie di volpe, presente su tutto il territorio con la sola eccezione delle isole minori, e con due sottospecie — Vulpes vulpes crucigera nella penisola e nelle isole maggiori, Vulpes vulpes ichnusae, più piccola e dalle orecchie ridotte, in Sardegna. Non esiste una «volpe grigia» con cui confonderla, come accade oltreoceano. Il Comitato IUCN italiano la classifica a «Minor Preoccupazione», con popolazione abbondante e tendenza stabile — è la valutazione nazionale del 2013 — proprio per la sua straordinaria adattabilità e per la tolleranza a una gamma vastissima di ambienti.

È un canide di taglia media: testa-corpo intorno ai 55-80 cm, peso medio sui 7-8 kg, coda lunga e folta che da sola vale circa il 40% della lunghezza totale. Sul fotogramma si riconosce per il muso aguzzo, le orecchie grandi ed erette e la coda con la punta quasi sempre bianca. Ma la cosa che conta di più per chi legge una fototrappola non è la morfologia: è la plasticità. La stessa specie occupa densità e spazi radicalmente diversi a seconda del posto. Negli orizzonti alpini, dove le risorse sono disperse, le aree vitali dei singoli individui misurano molte centinaia di ettari; negli agroecosistemi tradizionali, con cibo eterogeneo e abbondante, le aree si restringono a poche decine di ettari. Non stupisce quindi che, nella monografia di Paolo Cavallini, la superficie usata da una volpe vada «da 15 a oltre 10.000 ha». In pratica: la stessa fototrappola può inquadrare sempre lo stesso individuo o un continuo viavai di volpi diverse, e dipende dal territorio, non dall'animale.

Ritmi di attività: perché quasi sempre di notte

La ragione per cui la volpe finisce quasi sempre in fotogrammi notturni è semplice: si muove preferibilmente di notte, usando la copertura vegetale per evitare i predatori e l'irraggiamento solare di giorno. Le schede regionali la descrivono all'unisono come specie «prevalentemente crepuscolare e notturna», attiva anche di giorno solo dove non è disturbata.

Ma «notturna» è generico. Il dato più utile viene da uno studio con fototrappole pubblicato sulla rivista *Wild*, condotto per un anno intero nella Riserva Regionale «Calanchi di Atri», in Abruzzo: su 1.641 filmati di volpe, l'attività si è mantenuta costante lungo tutta la notte, con un picco netto tra le 21:00 e le 22:00 e un piccolo calo intorno alle 04:00. Ancora più interessante è la stagionalità: la volpe era più attiva in inverno (43,7% dei filmati) e meno in estate (14,6%), con i mesi di punta in febbraio (17,2%) e marzo (15,9%) e un minimo in luglio (3,4%). La lettura degli autori è quella che ci si aspetta da chi conosce la specie: i picchi invernali coincidono con il pre-accoppiamento e con una maggiore ricerca di cibo, mentre in estate l'abbondanza di risorse e le cure ai cuccioli — che restringono i movimenti degli adulti all'area intorno alla tana — riducono i passaggi. Nella stessa area la lettura fecale storica del Parco Nazionale del Gran Paradiso racconta la faccia alimentare di questo calendario: d'inverno la sopravvivenza dipende soprattutto dalle carcasse di ungulati, mentre nei mesi estivi la dieta si allarga a micro-mammiferi e frutti.

C'è poi un dettaglio che affascina chi mette le fototrappole in bosco: la luna. Nella comunità di mammiferi studiata da Mori e Menchetti sui Poggi di Prata, in provincia di Grosseto, l'istrice — che è preda — evitava le notti di plenilunio «quando la volpe è più attiva», mentre il tasso ignorava del tutto la fase lunare. Un'informazione pratica: nelle notti di luna piena può valere la pena aspettarsi più passaggi di volpe. E la neve non la ferma: la copertura nevosa non limita l'attività della volpe e, anzi, ne agevola l'individuazione tramite le tracce.

Se una volpe compare quasi solo di notte non è timidezza: è il suo orario di lavoro.

Territorio e marcatura: urina, escrementi e «cartelli» odorosi

Una volpe alza la zampa e urina su una roccia coperta di muschio in una radura del bosco, marcando il proprio territorio in pieno giorno

Quando una volpe si ferma un istante, annusa un rialzo del terreno e vi deposita una goccia di urina, la fototrappola sta registrando un atto di comunicazione, non un bisogno. La marcatura odorosa con l'urina è descritta dai Parchi del Lazio come «persistente e molto caratteristica della specie». Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise lo spiega nel dettaglio: come gli altri canidi, la volpe comunica con segnali olfattivi, e «le feci e le urine sono abbandonate su punti di riferimento opportuni, come i ciuffi d'erba», così da distribuire cartelli odorosi per tutto il territorio. Anche gli ingressi della tana vengono marcati, spesso con il secreto delle ghiandole odorifere della zona addominale.

Questo spiega perché certe fototrappole «funzionano» meglio di altre: se sono puntate su un punto di marcatura — un masso in evidenza, un incrocio di sentieri, un palo — intercetteranno la volpe con regolarità, perché quel punto fa parte della sua rete di comunicazione. Uno studio comportamentale australiano su volpi (specie lì introdotta) ha mostrato quanto questo comportamento sia radicato: ai punti-risorsa condivisi con il dingo, un predatore all'apice potenzialmente letale, le volpi si mostravano più spesso «sicure» che «caute», arrivando a sovrammarcare con la propria urina le marcature del dingo stesso. Lo stesso lavoro offre una chiave di lettura utilissima per il video notturno: lo stato dell'animale si legge dalla postura. Una volpe cauta tiene la coda sotto la linea del dorso, il corpo basso e le zampe divaricate; una volpe sicura porta la coda alta o a livello del dorso e le zampe distese e ravvicinate. Non è un dettaglio da poco: dice se quella volpe percepisce il sito come sicuro o rischioso.

La marcatura, infine, non è uguale per i due sessi. In un esperimento di «intrusione» condotto su volpi urbane a Bristol, nel Regno Unito, dell'urina sintetica applicata a circa un terzo dei territori ha spostato i confini dell'area verso la zona marcata nei soli maschi (i maschi più grandi più degli altri), mentre le femmine non reagivano in modo apprezzabile: la risposta alle marcature estranee era nettamente sbilanciata sui maschi. È un dato di comportamento, non un criterio di riconoscimento — ma aiuta a interpretare perché, dopo la comparsa di un nuovo odore, siano spesso i maschi a intensificare i passaggi.

La volpe non lascia solo impronte: lascia messaggi, e li mette dove sa che verranno letti.

Fare la dispensa: il caching

Un comportamento che la fototrappola coglie spesso e che stupisce chi lo vede la prima volta è il caching: la volpe non consuma sul posto un eccesso di cibo, ma lo seppellisce per recuperarlo dopo. La teoria di fondo distingue due strategie, fissate da uno studio classico su volpe rossa e volpe artica in Canada: lo scatter hoarding, cioè molti piccoli nascondigli sparsi, e il larder hoarding, cioè una grande dispensa concentrata presso la tana, legata a una sovrabbondanza di prede. La stessa ricerca canadese mostra che, dove il cibo è superabbondante in una stagione e scarso in un'altra, le riserve accumulate vengono poi sfruttate pesantemente in inverno.

Sulla fototrappola questo si traduce in una scena precisa: una volpe che attraversa l'inquadratura con una preda in bocca. In un lavoro statunitense (Great Swamp, New Jersey) le fototrappole hanno documentato volpi che trasportavano cibo 71 volte, per lo più mammiferi (78,9%), poi uccelli (19,7%) e raramente pesci (1,4%), con il topo muschiato come singola preda più identificata. Un episodio spagnolo, filmato e fotografato, mostra quanto sappia essere efficiente: sulla riva di un bacino in Estremadura una volpe ha catturato 10 carpe su 12 tentativi durante la frega, allontanandosi ogni volta di 20-30 m per «lasciare, nascondere o seppellire» la preda — e poco dopo una seconda volpe (la femmina) è arrivata a prelevare una delle carpe nascoste. Gli autori lo interpretano non come «uccisione in eccesso» fine a sé stessa, ma come approvvigionamento della famiglia. Per chi guarda una fototrappola la lezione è pratica: una volpe che entra nell'inquadratura carica di cibo, o che scava e ricopre un punto, non sta necessariamente mangiando lì — sta gestendo una dispensa, e vale la pena controllare se ritorna a recuperarla.

Una volpe che attraversa l'inquadratura con una preda in bocca non sta cenando: sta facendo la spesa per dopo.

La tana e i cuccioli in primavera

Una femmina di volpe con due cuccioli giocosi all'ingresso di una tana scavata in un argine erboso, nella luce morbida del mattino

C'è un momento dell'anno in cui la volpe diventa molto più leggibile: la primavera dei cuccioli. Gli accoppiamenti avvengono in pieno inverno — in Italia centrale la maggior parte a fine febbraio, più in generale tra dicembre e febbraio — e, dopo una gestazione di circa 50-53 giorni, i piccoli nascono nella seconda metà di aprile. In genere sono da 3 a 5 per figliata, anche se le fonti riportano intervalli diversi. Nella tana restano ciechi le prime due settimane; è tra maggio e giugno, quando cominciano a uscire e a giocare all'ingresso, che la tana diventa individuabile — e fotografabile.

Come si riconosce una tana di volpe da una fototrappola? Spesso è un complesso di gallerie con più entrate, scavato lungo pendii erbosi al margine del bosco, a volte una tana di tasso riutilizzata; a differenza del tasso, la presenza della volpe si tradisce per il «caratteristico odore selvatico di predatore». Attorno all'ingresso si accumulano resti di preda, impronte ed escrementi tipici dei cuccioli, e a volte si sentono i loro versi — abbaii e ringhi — dall'interno. Le fototrappole all'ingresso della tana restituiscono alcune delle scene più belle e istruttive: l'ISPRA, con una fototrappola nella Tenuta presidenziale di Castel Porziano, vicino a Roma, ha documentato un genitore che portava al cucciolo, in momenti diversi, una femmina di fagiano, un altro uccello e persino un piccolo di capriolo.

Quello stesso studio racconta anche un'altra abitudine sorprendente: le tane sono spesso un piccolo condominio. Su una trentina di tane censite, 4 erano usate da volpi, 16 da tassi, 7 da istrici e 2 da mustelidi, e nel 23% delle tane attive si registrava l'entrata e l'uscita, nella stessa notte o in notti consecutive, di due specie diverse — volpe e tasso, tasso e istrice, istrice e mustelidi. L'Italia è, di fatto, l'unico Paese europeo in cui istrice, tasso e volpe coabitano nella stessa tana. Davanti a un ingresso, insomma, la specie non è mai scontata.

Un'ultima cosa, che è insieme comportamento e deontologia. La femmina è pronta a spostare l'intera figliata se percepisce disturbo attorno alla tana: in uno studio triennale polacco «anche i fattori più inaspettati» potevano indurre la volpe a trasferire tutti i cuccioli altrove. È esattamente il motivo per cui il conteggio dei piccoli in tana è un metodo notoriamente impreciso — le volpi dividono e spostano le cucciolate al minimo disturbo — e per cui una fototrappola alla tana va posizionata con visite rare e brevi, lasciando lavorare l'obiettivo al posto nostro.

Alla tana la fototrappola vede più di un occhio umano — e disturba molto meno: alla volpe basta un'inquietudine per traslocare i cuccioli.

Impronte, andatura ed escrementi: i segni sul terreno

Quando la foto non decide, decidono le tracce a terra. E qui la volpe lascia segni piuttosto caratteristici, a patto di saperli leggere.

L'impronta somiglia a quella di un cane di piccola taglia e misura all'incirca 6,5 cm di lunghezza per 4,5 di larghezza (le anteriori un po' più grandi, 5-7,5 cm, delle posteriori). Rispetto al cane, però, l'orma della volpe mostra i segni delle unghie più evidenti e appuntiti, il cuscinetto centrale più distante da quelli delle dita e le dita laterali più strette e ravvicinate; nel fango morbido si notano gli artigli affilati e i peli tra le dita. Ma il criterio più forte non è la singola orma: è l'andatura. Nel passo la volpe lascia orme che si susseguono a zig-zag; nel trotto — la sua andatura tipica — le impronte posteriori si sovrappongono alle anteriori e cadono quasi in linea retta, in quello che si chiama trotto «in registro diretto»; in fuga porta invece le zampe posteriori davanti alle anteriori, con una traccia che ricorda quella della lepre. Il punto pratico lo mette a fuoco Cavallini: «la pista tracciata da una volpe è lineare, mentre le impronte dei cani sono di solito disposte su due linee affiancate». Sulla neve, dove le tracce sono ben visibili su vaste aree, questa è spesso la firma decisiva.

Gli escrementi sono di norma il segno più evidente. La volpe li depone volentieri su punti in evidenza — sassi, tronchi, ciuffi d'erba — come marcatura: sono «salsiciotti» scuri, arrotondati a un'estremità e appuntiti all'altra, lunghi circa 5-8 cm, che di solito contengono peli e con il tempo sbiadiscono verso il grigio. In autunno, quando la volpe mangia bacche, gli escrementi assumono colori caratteristici. Attenzione, però: distinguerli con certezza da quelli di altri carnivori — piccoli cani, gatti, faine, martore, tassi — non è sempre facile; a volpe fresca l'odore aiuta, ma i frutti ingeriti tendono a mascherarlo.

Volpe, cane o sciacallo? Leggere il canide giusto

È la parte in cui conviene essere onesti. Su un fotogramma notturno la volpe si separa bene dal cane e dallo sciacallo dorato solo se si guardano le cose giuste — e, a volte, nemmeno allora.

Volpe contro cane. Oltre alla differenza di sagoma (la volpe è più snella, coda più folta e lunga con punta bianca), il segnale migliore è il già citato tracciato: una sola fila di orme quasi in linea retta per la volpe, due linee affiancate per il cane. L'impronta della volpe, poi, è più «pulita» e appuntita, con dita laterali strette, mentre quella del cane è più tondeggiante e larga.

Volpe contro sciacallo dorato. Questo è il confronto nuovo e insidioso, perché lo sciacallo è in piena espansione lungo la penisola: le prime osservazioni sull'Appennino tosco-emiliano (2 individui, 15 rilevamenti tra il 21 novembre 2021 e il 5 gennaio 2022, in provincia di Prato) sono state documentate proprio con fototrappole. La fondazione svizzera KORA avverte senza giri di parole che «i segni dello sciacallo dorato sono molto simili a quelli della volpe rossa e dei cani di taglia analoga, e possono facilmente essere confusi». Cosa cercare, allora, sulla foto? Alcuni caratteri, riassunti dalle raccomandazioni europee dell'istituto austriaco BOKU: la volpe ha il retro delle orecchie nero e la parte anteriore delle zampe scura, mentre nello sciacallo il retro delle orecchie è chiaro; e la volpe ha la coda lunga (in rapporto testa-tronco circa 1:1,6-1,8) con la punta chiara, mentre lo sciacallo ha la coda corta (rapporto circa 1:3,7-4,0) con la punta scura. E le tracce? Lo sciacallo lascia un'impronta di poco più grande di quella della volpe (anteriore 5,5-6,5 × 3,8-4,4 cm) e — dettaglio prezioso — non usa il trotto in registro diretto della volpe: dispone le zampe leggermente sfalsate anziché sovrapposte.

Il guaio è che questi indizi collassano quasi tutti sul monocromo notturno: il nero delle orecchie e delle zampe, il colore della punta della coda, sono caratteri cromatici che l'infrarosso appiattisce. Restano le proporzioni (coda lunga/corta, taglia) e l'andatura sulla neve. Non a caso lo standard europeo è severo: una foto di fototrappola vale come prova certa di sciacallo (categoria C1) solo se vi si riconoscono almeno due caratteri tipici, un esperto la conferma e si può escludere la confusione con cane o volpe; altrimenti resta un indizio non verificabile (C3). E gli escrementi non aiutano: quelli dello sciacallo non sono distinguibili con certezza da quelli di cane o volpe se non con l'analisi genetica. C'è anche un colpo di scena che complica tutto: in Germania una fototrappola ha documentato per due anni uno sciacallo dorato solitario che interagiva socialmente — nutrendosi insieme, con comportamenti socio-positivi — con una femmina di volpe e i suoi cuccioli, in 32 osservazioni congiunte. I due canidi non solo si somigliano: in certi casi si frequentano.

Sulla neve la volpe firma il passo: una sola linea di impronte, dove il cane ne lascia due — e lo sciacallo nessuna delle due esattamente.

Riconoscere il singolo individuo

Una fila stretta di impronte di volpe quasi in linea retta nella neve, con l'impronta della zampa posteriore sovrapposta a quella della zampa anteriore

Per chi fotografa, la domanda successiva è la più stimolante: quella «volpe» è sempre la stessa? La risposta, con abbastanza fotogrammi buoni, è sì. Lo studio di riferimento è di PLOS ONE, condotto su volpi urbane a Bristol: circa 800.000 immagini da fototrappola in due anni, di cui oltre 152.000 con volpi, hanno permesso di identificare 192 volpi diverse riconoscendo il singolo individuo nel 99% dei fotogrammi utili.

Come? Combinando caratteri stabili: la forma e le dimensioni corporee, la forma della coda e la macchia scura attorno alla ghiandola sopracaudale, le cicatrici sul muso, l'altezza e la forma dei «calzini» neri sulle zampe, la presenza di rogna, ferite o deformazioni permanenti come code spezzate o fratture rimarginate. Un avvertimento decisivo per chi ci prova: il colore del pelo lungo di dorso e coda cambia con la stagione e con l'illuminazione, e sul fotogramma appare ingannevolmente diverso; i tratti che reggono nel tempo sono la taglia, la forma della coda, le deformità permanenti e il colore del pelo corto di muso, petto e zampe. Ecco perché contano le immagini a colori, ad alta risoluzione e da più angolazioni: sono ciò che rende possibile il riconoscimento, mentre pochi scatti sfocati lo impediscono.

Lo stesso principio vale per la salute della popolazione. Uno studio norvegese ha usato 305 fototrappole su 18.000 km² per cinque anni, esaminando 6.581 «eventi» di volpe per cercare lesioni compatibili con la rogna sarcoptica (prevalenza media apparente 3,15%): le volpi in stadio avanzato di malattia tendevano a comparire più vicino agli insediamenti umani in inverno, quando le prede selvatiche scarseggiano. La fototrappola, insomma, non racconta solo chi passa: seguita nel tempo, racconta come sta.

Con abbastanza fotogrammi a colori, quella «volpe» diventa una volpe precisa — riconoscibile come un volto.

Un contesto utile: cacciabile, ma anche gestita

A differenza dei mustelidi protetti, in Italia la volpe è specie cacciabile, ai sensi dell'art. 18 della Legge 157/1992, dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio, all'interno del calendario venatorio. Allo stesso tempo è oggetto di piani di controllo regionali ai sensi dell'art. 19 della stessa legge: la Regione Emilia-Romagna, per esempio, ha approvato un piano di controllo della volpe per il periodo 2024-2028. Perché è rilevante per chi usa la fototrappola? Perché sia la stagione venatoria (con le carcasse e i visceri che ne derivano, forte richiamo per una specie che si nutre anche di carogne) sia gli interventi di controllo modificano ciò che si vede sul campo e quando lo si vede. È un contesto, non l'argomento — ma spiega qualche picco di attività intorno a certe risorse in certi periodi.

Una volpe attraversa una radura al margine del bosco nella luce dorata del tardo pomeriggio con un piccolo roditore in bocca, diretta verso un nascondiglio

Usare la fototrappola per leggere la volpe, non solo per vederla

Se il singolo scatto notturno spesso non basta — per decidere la specie, o per capire che cosa stia facendo l'animale — il rimedio non è comprare più fototrappole: è ricavare più informazione da ogni passaggio. Alcuni accorgimenti, tutti sensati alla luce di ciò che dicono le fonti:

E la carta più solida resta la costanza: le volpi seguono con regolarità alcuni itinerari, notabili nell'erba alta, e questo rende il conteggio degli escrementi lungo percorsi fissi uno dei metodi più economici e affidabili per confrontare la loro abbondanza fra aree e anni.

Domande frequenti

A che ora è più attiva la volpe sulla fototrappola?

È soprattutto crepuscolare e notturna. In uno studio con fototrappole nell'Italia centrale l'attività era distribuita lungo tutta la notte con un picco tra le 21:00 e le 22:00 e un lieve calo verso le 04:00; sul piano stagionale il massimo era in inverno (con punte a febbraio e marzo) e il minimo in piena estate.

Come si distingue una volpe da un cane sulla fototrappola?

Oltre alla sagoma più snella e alla coda folta con punta bianca, il segnale migliore è il tracciato: la volpe trotta «in registro diretto» lasciando una sola fila di impronte quasi in linea retta, mentre il cane ne lascia di solito due affiancate. L'impronta della volpe è inoltre più appuntita, con unghie evidenti e dita laterali strette.

E da uno sciacallo dorato?

Difficile su un solo scatto notturno, anche perché lo sciacallo è in espansione in Italia. La volpe ha il retro delle orecchie nero, zampe anteriori scure e coda lunga con punta chiara; lo sciacallo ha orecchie chiare dietro e coda corta con punta scura, e non usa il trotto in registro diretto. Sono caratteri in gran parte cromatici, che l'infrarosso notturno appiattisce: lo standard europeo considera una foto prova certa di sciacallo solo con almeno due caratteri tipici e la conferma di un esperto.

Perché la volpe seppellisce il cibo?

È il caching: nasconde un eccesso di preda per recuperarlo in seguito, con nascondigli sparsi (scatter hoarding) o una dispensa concentrata presso la tana (larder hoarding), legata a un'abbondanza stagionale di cibo. Sulle fototrappole si vede spesso una volpe che trasporta una preda verso il nascondiglio o verso i cuccioli.

Quando si vedono i cuccioli di volpe alla tana?

I piccoli nascono tra marzo e aprile e cominciano a uscire dalla tana tra maggio e giugno, quando la tana diventa individuabile. È però anche il periodo più delicato: al minimo disturbo la femmina può spostare l'intera figliata in un'altra tana, perciò conviene visitare il sito di rado e affidarsi all'obiettivo.

Una fototrappola può riconoscere la singola volpe?

Sì, con abbastanza immagini a colori e ad alta risoluzione da più angolazioni. In uno studio britannico sono state identificate 192 volpi diverse riconoscendo l'individuo nel 99% dei fotogrammi utili, sulla base di forma della coda, cicatrici, «calzini» neri, rogna e deformità permanenti — mentre il colore del pelo lungo, che varia con luce e stagione, inganna.